Il primo giorno si scuola…

LASCIATE OGNI SPERANZA…

Beh, cosa c’è da dire sul primo giorno di scuola?

Il primo giorno è quell’ evento di cui tutti iniziano a parlare da Ferragosto.

C’è chi non ne dà peso e si gode i suoi ultimi momenti di libertà prima di mettersi in riga con lo studio.

Poi c’è chi con lo studio è anche fin  troppo avanti e fa il countdown dei giorni e delle ore.

Infine c’è il genere di persone che subito si dirige al centro commerciale per fare shopping ( sapete,  outfit da primo giorno:  penne di tutti i colori, quaderni con i glitter e nuovi trucchi da sfoggiare in classe).

La vigilia del “grande evento”  tutti sono a letto alle ventuno, anche se prima di mezzanotte nessuno si addormenta data la routine a cui ormai ci si è abituati.

Ma questa routine comprende: alzarsi a qualsiasi orario e fare quel che si vuole. Il “primo giorno”, invece,  sveglia alle sette e fuori di casa alle otto.

Tutti parlano tra loro davanti la scuola, ritrovando “grandi amicizie” totalmente rimosse durante l’estate.

Ed ecco che, alle otto e venti, la campanella suona e tutti, con o senza voglia, si precipitano verso l’ingresso.

Ognuno si dirige verso le classi dell’anno precedente, anche se alla fine si scopre che la classe è cambiata.

Si lotta per avere gli ultimi banchi e, alla fine, entra il professore… Che il rituale scolastico abbia inizio!

In sostanza, il primo giorno di scuola non è mai una grande tragedia, dato che le prime quattro ore passano tra discorsi e  racconti dell’estate, ahimè, ormai lontana.

Così, tra una chiacchiera, un nuovo docente (oddio chi è sto mostro e cosa vorrà dalla mia povera anima?) e pettegolezzi vari arriva il momento in cui tutti, varcata (questa volta per uscire) la porta, rilasciano un sospiro di sollievo e se ne vanno.

Quindi, rispondendo alla domanda iniziale, il primo giorno di scuola, visto da tutti come “l’ inizio dell’inferno” in realtà è  semplicemente l’inizio della routine  che, come in una periodica gravidanza, seguiremo per nove mesi, alla fine dei quali (si spera) “partoriremo” una pagella con buoni voti.

Francesca Carretta

 

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