Razzismo e intolleranza

Razzismo e intolleranza

Se su Google cerchiamo una parola, di cui ormai si abusa senza neanche conoscerne realmente il senso , “razzismo”, verrà fuori questa definizione: “Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze”

Ma questa concezione, da dove nasce?

Quante volte, tra i banchi di scuola, si sente dire: “Ma a noi cosa interessa di ciò che è successo 100 anni fa?” oppure: “Ma oramai sono morti!”

Quante cose accadute quando non eravamo nemmeno nati, si ripercuotono quotidianamente nelle nostre vite, trasparenti come l’aria?  La risposta sarebbe “innumerevoli”.

Prediamo ad esempio la questione ancora erroneamente  definita  “distinzione tra razze” (è di fatto dimostrato da ogni fonte scientifica attendibile che il concetto di razza non possa essere applicata agli esseri umani in quanto discendenti di un unico e solo antenato biologico) .

La società odierna tende a diffondere il mito di ‘razze usurpatrici’ provenienti da parti del mondo in guerra o scarsamente sviluppate in campo economico.  A differenza di quanto accadeva nella prima meta del ‘900 più che come “geneticamente cattive o inferiori”, oggi  diversi governi occidentali ce le presentano come popolazioni che: “ci rubano il lavoro”,  “vengono a rovinarci”, “vengono a rubare e a stuprare le donne”, “sono codardi perché scappano piuttosto che risolvere i problemi a casa loro”.

L’opinione pubblica, la stampa e i media ci hanno talmente assuefatto con queste idee balorde che non ce ne rendiamo più conto, non ci facciamo più caso.

Peccato che il secondo dopoguerra sia passato da poco più di sessant’anni e nessuno o quasi abbia più memoria del fatto che allora erano gli italiani stessi gli “usurpatori”  costretti all’emigrazione.

Ma allora cosa ci differenzia?

Colore della pelle? Semplice frutto di un millenario adattamento al territorio..

La religione? Ci sono italiani che praticano l’islam, l’ebraismo, il buddismo e così via.

L’igiene? Basti ricordare che il nostro Stivale era messo ben peggio qualche decennio fa.

O forse  la  cattiveria e gli omicidi di cui alcuni si macchiano alcuni individui quando arrivano in Italia?

Devono essere proprio diligenti i sessanta milioni di Italiani per non commettere nemmeno un reato e non guadagnarsi un articolo durante il telegiornale!

E se tutto ciò succedesse a noi?

Solo nel 2018, vi è stata una grandissima migrazione dal Mezzogiorno all’Emilia Romagna ( 331 mila emigrati) e in Lombardia ( 260 mila).

Con “bene placido” di chi oggi raccogli voti al Sud, ma fino a una manciata di anni fa’ considerava i “terroni” gente di seri B. Ma i “migranti” sono riusciti in ciò che Cavour  e i suoi non hanno fatto in più di cento anni: unire gli italiani.

Tutti, nessuno escluso, ricorda con drammaticità l’Olocausto. Ma come diceva Primo Levi, “Auschwitz  non è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia.” 

Se confrontassimo le cose, non ci sarebbero molte differenze.

Se ci fosse una guerra, un disastro naturale, una crisi, e dovessimo essere obbligati a emigrare, ci meriteremmo tutti di essere ripudiati dal mondo, perché è ciò che noi facciamo.

Il razzismo è l’espressione di un cervello umano ridotta ai minimi termini, influenzato solo da ciò che gli altri dicono. Perché c’è da ricordare “che meno è intelligente il bianco, più gli sembra che sia stupido il negro”. Sono in pochi a conoscere realmente i fatti e a sviluppare una propria idea in tal senso. Che non deve essere necessariamente positiva o altruista, ma che almeno deve avere un senso.

La società ci influenza così tanto che un giorno arriveremo a dichiarare di volerci rifiutare di giocare alle parole crociate perché hanno troppe caselle nere.

E non è un eufemismo. Non ce ne accorgeremo, ma succederà se non cambiamo nel nostro piccolo, se non iniziamo a pensare con la nostra testa e non iniziamo a dare importanza alle piccole cose.

L’immigrazione è una ricchezza. Italiani, per favore, arricchiamoci.

Francesca Carretta

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